Weekly Pills
I fatti salienti della settimana
6 – 10 Novembre
Albania-Italia, accordo sui migranti
La premier Giorgia Meloni ha annunciato, lunedì 6 novembre, la firma di un protocollo d’intesa tra Italia e Albania relativo alla gestione dei flussi migratori. È previsto che l’accordo resti in vigore per 5 anni, rinnovabili per altri 5, a meno che una delle parti renda nota la volontà, entro 6 mesi dalla scadenza, di non rinnovarlo. L’accordo prevede l’apertura e la gestione di due centri per migranti in Albania; entro 90 giorni dalla data in vigore dell’accordo, l’Italia dovrà versare a Tirana un anticipo di 16.5 milioni di euro per realizzare le due strutture presso il porto di Shengjin e nel villaggio di Gjader.
L’accordo non passerà per le Camere in quanto, come ha spiegato il ministro Ciriani, è “un trattato di collaborazione rafforzata tra Italia ed Albania in tema di immigrazione già previsto dagli accordi internazionali precedenti sottoscritti dai due Paesi”. Secondo il ministro degli Esteri Tajani l’accordo “rafforza il ruolo a protagonista dell’Italia in Europa” mentre le opposizioni hanno sollevato varie critiche. Riccardo Magi (+Europa) parla di una “Guantanamo italiana”, mentre Azione ha sottolineato che “il Governo ha alzato bandiera bianca in Europa e trova rifugio in Albania”.
Divorzio al Senato tra Azione e Italia Viva
Dopo mesi di scontri e battibecchi, la separazione tra Azione e Italia Viva al Senato è ufficiale. La Giunta per il regolamento di Palazzo Madama ha stabilito che i 4 senatori di Azione confluiranno nel gruppo Misto mentre i 7 renziani avranno il loro gruppo autonomo “Italia Viva- il Centro – Renew Europe”, senza deroghe, in quanto non è necessaria alcuna deroga rispetto ai numeri previsti dal regolamento poiché “non è un gruppo nuovo“. Un po’ più complessa la situazione a Montecitorio, dove Azione è la componente più numerosa e non ha, almeno per ora, avanzato richiesta di costituire gruppo a sé.
Italia Viva, nel commentare quanto avvenuto al Senato, ha augurato “buon lavoro ai colleghi del Misto”; ad ogni modo, i senatori di Azione confluiti nel gruppo Misto manterranno le risorse economiche che spettano loro. Insomma, se (almeno a Palazzo Madama) la storia si è conclusa, i rapporti tra Calenda e Renzi non accennano a distendersi: interrogato su chi abbia vinto la “contesa”, Calenda è stato laconico: “Questo argomento non mi interessa proprio”.
Premierato, la riforma parte dal Senato
La proposta per un premier eletto direttamente dal popolo, dopo l’approvazione in Consiglio dei Ministri è pronta a sbarcare al Senato. La speranza della maggioranza è che la riforma costituzionale arrivi la prossima settimana, quando, compatibilmente con la conclusione del voto sull’autonomia differenziata, la commissione Affari Costituzionali, potrebbe già avviare l’esame del provvedimento. Inizialmente la riforma costituzionale doveva avviare il suo iter alla Camera ma il Governo ha successivamente optato per l’Alta Camera del Parlamento. La scelta dell’esecutivo non risulterebbe casuale. Un esame al Senato garantirebbe tempi più rapidi rispetto alla Camera e la premier, Giorgia Meloni, potrebbe contare su persone di fiducia come Ignazio La Russa, presidente del Senato e Albero Balboni, membro della Commissione Affari Costituzionali.
Nonostante le rassicurazioni della ministra Elisabetta Casellati, le quali, congiuntamente a quelle del sottosegretario alla presidenza, Giovanbattista Fazzolari, prevedono che un correttivo sul premio di maggioranza sarà nella legge elettorale, su cui sta lavorando, l’opposizione si è dimostrata fortemente critica. Tra i più, Francesco Boccia del PD, il quale denuncia l’improvviso switch. Tuttavia, i dubbi sorgono anche all’interno della maggioranza: la decisione sull’iter del premierato appare a molti come una fuga in avanti della premier per intestarsi e gestire in prima persona il dossier riforme.
L’Italia a Bruxelles per il Consiglio Ecofin
Le discussioni tra i ministri delle Finanze dell’Unione europea alla riunione dell’ECOFIN hanno permesso di individuare progressi significativi che “aprono la strada a un accordo equilibrato” sulla riforma del Patto di stabilità ed è previsto un incontro straordinario alla fine di novembre. Lo ha dichiarato la ministra dell’Economia della Spagna Nadia Calviño, che ha presieduto il Consiglio ECOFIN organizzato giovedì a Bruxelles. I progressi raggiunti durante l’ECOFIN sono stati sottolineati anche dal vicepresidente della Commissione UE, che ha lodato il lavoro della presidenza spagnola del Consiglio dell’Unione europea.
“Raggiungere l’accordo sulla riforma del Patto di stabilità entro fine anno è essenziale”, ha affermato il commissario europeo all’Economia Paolo Gentiloni. “È molto importante raggiungere questo accordo per diversi motivi. Il primo è che conosciamo le difficili prospettive economiche che abbiamo, e in queste difficili prospettive economiche, raggiungere un accordo sulle regole di bilancio è essenziale per quello che viene chiamato un atterraggio morbido. In secondo luogo, per dare certezza ai mercati finanziari e, in terzo luogo, perché abbiamo bisogno, nella prospettiva dell’economia europea, di stabilità sul debito pubblico e della possibilità di sostenere la crescita e gli investimenti, che è ovviamente la logica delle nuove regole. Stiamo procedendo passo dopo passo. Siamo grati alla presidenza spagnola che ha fatto circolare la proposta della nuova `zona di atterraggio´ e siamo fiduciosi. Oggi è una nuova opportunità per fare un ulteriore passo avanti verso un accordo”.
L’ECOFIN giunge in un momento di incertezza economica e bassa crescita caratterizzato da sconvolgimenti e conflitti a livello internazionale dalla guerra in Ucraina al conflitto tra Israele e Hamas in Medio Oriente. In caso di un mancato accordo a partire dal 2024 rientreranno in vigore le regole del vecchio Patto di stabilità che erano state sospese nel 2020 a seguito dalla pandemia di Covid-19. Le vecchie regole limitano il deficit di bilancio al 3% del prodotto interno lordo e il debito pubblico al 60% del PIL. Se uno dei due supera il limite, ci sono misure disciplinari per i Paesi che non tagliano l’eccesso abbastanza velocemente.
Molti governi europei, tra cui l’Italia, superano di gran lunga i limiti di deficit e debito. Le discussioni in corso tra i Paesi si stanno quindi concentrando su un delicato equilibrio tra riduzione del debito, investimenti e riforme. La posizione dell’Italia è che l’Europa dovrebbe tenere conto del fatto che l’obiettivo di sostenere l’Ucraina e di spingere gli investimenti green non sarebbe compatibile con il quadro dei conti del Paese, come il ministro Giancarlo Giorgetti ha più volte detto ai suoi colleghi europei.
Presentato alla Camera il ddl Lavoro
Dopo una lunga attesa, arriva infine in Parlamento il ddl del ministero del Lavoro, licenziato il primo maggio dal Consiglio dei ministri. Dopo il passaggio presso la ragioneria Generale dello Stato, il provvedimento era tornato nuovamente in Cdm il 7 settembre; approvato senza modifiche, è giunto dunque al Quirinale. Il ddl Lavoro, il cui esame inizierà alla Camera, è composto di 23 articoli e va dalla sospensione della prestazione di cassa integrazione alla durata del periodo di prova. Inoltre, viene potenziata l’attività di accertamento di elusioni e violazioni in ambito contributivo, garantendo all’Inps la possibilità di intervenire con accertamenti d’ufficio tramite una serie di consultazioni di banche dati dell’Istituto e di altre pubbliche amministrazioni.
Sono previste anche azioni di contrasto rispetto al caporalato in agricoltura: si introduce infatti il Sistema informativo per dare attuazione al Piano triennale di contrasto allo sfruttamento lavorativo e consentire lo sviluppo della strategia nazionale sul tema.
Semaforo Verde al DL Caivano
La Camera dei deputati ha approvato in via definitiva il Dl Caivano. Il provvedimento, già approvato dal Senato, diventa quindi legge. PD, AVS e Terzo Polo hanno espresso voto contrario mentre il M5S si è astenuto. Tra i critici verso il provvedimento c’è Roberto Giachetti di Italia Viva: “Questa è un’occasione persa perché quello che è accaduto a Caivano avrebbe potuto consentire al Parlamento di dare una risposta strutturale e non solo securitaria ai problemi di Caivano e delle altre periferie disagiate”. Un ulteriore attacco alla maggioranza arriva anche dal PD con la dem Michela Di Biase “avete reagito costruendo un decreto sbilanciato, che richiama alla sicurezza, al carcere e alla repressione, omettendo colpevolmente di formulare una proposta in termini di riabilitazione e reinserimento sociale. Soprattutto, lo avete fatto replicando ancora una volta lo schema che già abbiamo visto troppe volte in questo primo anno di legislatura: questo è il 46esimo decreto-legge approvato. Soffocate il confronto parlamentare, utilizzate impropriamente lo strumento della decretazione d’urgenza”.
La replica di Fratelli d’Italia arriva dal capogruppo alla Camera, Tommaso Foti: “L’approvazione del dl Caivano rappresenta la rivincita dello Stato sull’illegalità che da troppi anni regna nelle tante zone franche delle periferie italiane”. Anche Paolo Emilio Russo, capogruppo di Forza Italia in commissione Affari Costituzionali difende il provvedimento appena approvato.
Venerdì 10 novembre, ore 16.45